Sito della Chiesa di Cristo in Bondeno

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Seguire Gesù

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Luca 9, 57-62

«Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: - Ti seguirò dovunque tu vada - Gesù gli rispose: - Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figliuolo dell'uomo non ha dove posare il capo. - A un altro disse: - Seguimi! - E costui rispose: - Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre. - Gesù replicò: - Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio. - Un altro disse: - Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa. Ma Gesù gli rispose: - Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, é adatto per il regno di Dio - »

Questi brevi dialoghi, riportati dall'evangelista Luca, li possiamo trovare anche in Matteo 8, 19-22. Una persona, meglio identificata da Matteo nelle vesti di uno scriba, si accosta a Gesù e gli dice: «Io ti seguirò dovunque andrai». Certamente que­sto scriba doveva essere una persona molto spirituale se era rima­sto affascinato a tal punto dagli insegnamenti di Gesù da volerlo seguire dovunque egli andasse. Forse, a quei tempi, non era una cosa eccezionale trovare delle persone così, disposte ad abbando­nare ogni cosa per seguire Gesù; tanto grande era la figura di quest'uomo ed il fascino che le sue parole esercitavano sulla folla.

Nella breve vita pubblica di Gesù troviamo vari esempi di per­sone che furono disposte a seguirlo senza esitazioni e senza ri­serve; altre persone invece, pur convinte, non riuscirono a stac­carsi del tutto dalle cose materiali.

Nel caso dello scriba la sua affermazione, dettata senz'altro da una sincera convinzione, é lodevole sotto ogni aspetto. Per questo motivo la risposta che gli dà Gesù ci sembra alquanto strana: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figliuolo dell'uomo non ha dove posare il capo».

Anziché lodare ed ammirare la fede di questo scriba, Gesù sem­bra metterlo in guardia, quasi voglia dissuaderlo dal suo proponi­mento; o per lo meno, sembra che voglia metterlo alla prova pro­spettandogli una conseguenza sfavorevole e negativa che potrebbe derivare da questa sua decisione. Se riflettiamo, però, soltanto un istante, non troveremo più tanto strana questa risposta. Il detto di Gesù, inserito in questo contesto, contiene senz'altro un importante insegnamento che vale la pena di approfondire.

La volontà di seguire Gesù é, senza dubbio, un sentimento am­mirevole che andrebbe incoraggiato e le persone che prendono que­sta decisione sono da lodare e da prendere come esempio. Capita però a volte che non si riflette con sufficiente serietà sulle im­plicazioni che questa decisione dovrebbe comportare, sulle responsabilità che ne derivano e sulle prove che si dovranno af­frontare. Spinti dall'entusiasmo del momento, si potrebbe prendere questa decisione con troppa leggerezza per poi subito pentirsene alla prima occasione.

Come ci spiega Gesù stesso nella Parabola del Seminatore: il seme caduto nel terreno roccioso, dove non c'é molta terra, germo­glia subito , ma non avendo radici profonde, viene bruciato dal sole. A questa immagine corrisponde «l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed é inco­stante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato» (Mt 13,5-6.20-21).

Colui che ascolta le parole di Cristo, ma non le mette in pra­tica, non avendo radici profonde nel terreno della fede, viene pa­ragonato da Gesù anche all'uomo stolto che costruisce la propria casa sulla sabbia anziché sulla roccia. Alla prima inondazione la sua casa viene inesorabilmente spazzata via (Mt 6, 26-27; Lc 6,49).

Anche noi, come quello scriba, ad un certo punto della nostra vita ci siamo accostati a Cristo e gli abbiamo detto: Signore ti seguirò dovunque tu andrai. Quando, però, abbiamo preso questa de­cisione, abbiamo seriamente riflettuto su quello che stavamo fa­cendo? In quel momento, la nostra fede aveva delle radici profonde o siamo stati trascinati soltanto dal nostro entusiasmo? Sono que­ste delle domanda alle quali ognuno di noi deve dare una risposta a sé stesso, nel proprio intimo, facendo un serio esame di co­scienza.

Quando Gesù disse che non aveva un posto dove appoggiare il capo, voleva significare che la vita di un cristiano non é e non può essere la comoda vita di una persona che limita la sua atti­vità al culto domenicale e che per il resto della settimana é com­pletamente assente dalle cose spirituali perché assorbita dalle faccende quotidiane, dagli affari, dal lavoro, dalla famiglia, da­gli amici. La nostra presenza non può e non deve limitarsi sol­tanto a quella fisica durante le riunioni della comunità, ma dob­biamo essere sempre presenti con il nostro amore verso i fratelli e verso il nostro prossimo.

Non dobbiamo imitare le altre due persone alle quali Gesù si rivolge e che sarebbero sì disposte a seguirlo, però con alcune riserve, volendo prima di tutto sistemare i propri affari terreni. C'é chi accoglie l'invito di Gesù, ma prima vuole congedarsi dai suoi parenti o vuol seppellire suo padre. Gesù, però, non ammette indugi e, confermando quanto già detto in altre occasioni, sulla priorità del regno nei confronti di altri interessi materiali ed umani, respinge senz'altro questa categoria di persone non rite­nendole adatte alle cose spirituali: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, é adatto per il regno di Dio»

Nel campo umano vi sono delle persone che per amore dello sport o di altre attività ricreative sopportano con gioia e senza difficoltà sacrifici e disagi non indifferenti. Per la passione della caccia, persone, anche anziane, si alzano d'inverno prestis­simo mentre é ancora buio e sono capaci di starsene fermi in mezzo ad una palude al freddo e all'umidità per parecchie ore con la prospettiva di un magro bottino. Non parliamo poi dello sport del calcio che, ai nostri giorni, attira parecchie persone ed induce i tifosi a lunghi ed estenuanti viaggi per seguire in trasferta la squadra del cuore ed a starsene sotto la pioggia od il sole co­cente a gridare fino a rimanere senza fiato. Questi sacrifici po­trebbero sembrare assurdi per chi non ha la passione per la caccia o per il calcio, ma per un vero cacciatore o per un vero tifoso tutto questo significa vivere.

Quale entusiasmo e quale passione per queste cose terrene ed umane! Entusiasmo e passione che spesso mancano per le cose spiri­tuali. Quel che più é grave, però, é che tale entusiasmo e tale passione per le cose spirituali a volte non si trovano più neppure fra coloro che si dichiarano cristiani e che, un tempo, si dichia­rarono disposti a seguire Gesù ovunque egli andasse.

Per questo motivo le parole dell'angelo della Chiesa di Laodi­cea diventano oggi più che mai attuali:

«Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Ma­gari tu fossi freddo o caldo!. Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: - Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla - , ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di com­prare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li ca­stigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti.» (Ap. 3, 15-19)

Queste parole che potrebbero sembrare dure, sono tuttavia ne­cessarie per farci riflettere sul nostro modo di essere cristiani. Ungiamo perciò i nostri occhi con il collirio della fede, indos­siamo le vesti bianche della purezza ed arricchiamoci con la cono­scenza della Parola di Dio in maniera tale che la nostra vita di cristiani sia vissuta con entusiasmo e con passione. Soltanto così potremo essere coerenti con la nostra decisione di seguire il Si­gnore.

 

Last Updated on Monday, 31 October 2016 17:13